Il Podere

Il Podere – la magia nascosta dell’Etna

Tenuta risalente alla seconda metà del ’600, pare in origine di proprietà delle monache benedittine di istanza nel limitrofo comune di Adrano. Nella seconda metà dell’800 è certo comunque che apparteneva alla famiglia biancavillese dei “Vitrognu” (Petronio) e da questa tramandata, per eredità, alla facoltosa famiglia biancavillese dei Pastanella la quale annovera, nei propri ranghi, il Prevosto della pontificia basilica Maria SS. Dell’Elemosina can. Ferdinando Pastanella (in carica dal 1875 al 1878), il farmacista Don Francesco, detto Ciccino, ed uomini di legge cui l’attuale Ferdinando Pastanella, figlio del farmacista, da cui la famiglia Grasso lo ha acquistato, divenendone l’attuale proprietaria.

Il podere si estende per circa 10 ettari e si trova nel cuore nobile delle vigne di Biancavilla, esposto completamente a sud-sud est, in condizioni climatiche di assoluto favore. È vitato per più di 4 ettari, sia con vitigni autoctoni di assoluto pregio, sia con vitigni alloctoni altrettanto pregiati quali barbera grignolino; questi ultimi impiantati più di 50 anni fa a seguito della passione della famiglia per i vini piemontesi in un’epoca in cui le viti dell’Etna erano poco considerate nello scenario vitivinicolo nazionale ed internazionale.

Ha quella che Mariano considera una fortuna e che consiste nel trovarsi al di fuori della zona riconosciuta per il vino Etna Doc, confinandovi solamente. Conta inoltre più di 250 alberi di ulivo plurisecolari, in prevalenza di tipo nocellara etnea. L’ingresso avviene a 800 ml sul livello del mare ed un dolce declivio lo accompagna fino a quota 650, dopo aver percorso, al suo interno, una distanza di circa 1 chilometro. La casa poderale, con l’annesso palmento, rappresentava l’unità abitativa della famiglia durante i periodi di coltivazione e di lavorazione del frutto. La famiglia decise successivamente di trasferirsi a Catania, lasciandolo quasi del tutto incolto negli anni a cavallo tra i secoli XIX e XX.

Oggi si trova in uno stato semi selvaggio e divorato dai rovi: una bellezza ed una ricchezza di biodiversità difficilmente replicabili. Davvero suggestivo è l’accostamento delle querce che si ergono in mezzo alle viti. Sono inoltre presenti mandorli, ciliegie, gelsi, susine, meli, fichi, peri, albicocchi, noci.

Unica è l’ansa delle ginestre: uno scorcio di terreno vitato, in prossimità del vallone, quasi nascosto, all’interno del quale, a fianco delle viti, maestose ginestre colorano e profumano l’aria circostante. Il costone di confine col vallone, figlio di colate laviche millenarie, nasconde magnifiche grotte di rara bellezza e fattura, che verranno in seguito ripristinate e debitamente rese fruibili ai visitatori.
Dall’aprile del 2017 podere è nelle mani di Mario, detto Mariano, e della sua famiglia.

Piccola curiosità e coincidenza: la mamma di Mariano fa di cognome Pastanella, così come la famiglia che gli ha ceduto il podere, pur non essendo parenti se non forse in un passato davvero remoto difficilmente ricostruibile